Ritorno con la mia enfasi a scrivere delle bieche abitudini di molti miei concittadini. Una di queste è la consumazione di semi allo stadio, durante le partite del glorioso Matera.
Proprio domenica scorsa, in occasione della partita vinta dal Matera in casa contro il Barletta, mi è capitato di notare uno spettatore intento a consumare la nobile arte del mangiare i semi - o, come si dice qui da noi, la simmènda -. Uno dei tanti, sia chiaro. Ce n’erano parecchi ma quello era il più vicino alla mia postazione e quindi non ho potuto fare a meno di notarlo e riflettere su questa abitudine.
Mangiare la simmènda - da non confondere con la Simmenthal -, qui da noi, prima era una vera e propria piaga sociale. Perchè non solo lo stadio era teatro di tanta animosità sociale, ma anche le vie del centro erano il palcoscenico ideale per chi si dilettava a sbucciare con i denti i docili semi di girasole. La domenica mattina, per esempio, Via del Corso sembrava un enorme tappeto di bucce di semi e la gente, perlopiù (come cazzo si scrive non lo capirò mai..) signori e ragazzi, sembravano sfidarsi a chi riusciva a sputare una maggior quantità di bucce.

Questa barbara usanza sembra adesso essersi estinta. Ma non allo stadio, zona ahimè franca di sputatori abusivi di semi e del venditore di mucchi seminali avvolti in pagine di settimanali di bassa lega che da quando frequento gli spalti del XXI Settembre è rimasto sempre quello.
Io uno slogan pubblicitario per il semaiolo ce l’avrei: “Semi, for very zaraff people”

